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Requiem per un vecchio fotografo

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La cultura di un luogo, il patrimonio culturale di un paese, spesso, si fondano anche sulle immagini che riusciamo a preservarne nel tempo. Capita, talvolta, di custodire solo il ricordo di queste immagini, che altri, molto tempo prima, fissarono su una pellicola fotografica. Quel tempo in cui le foto non erano digitali; l'era dei rullini fotografici e dei flash al magnesio ( mi pare si chiamassero cosi), un tempo in cui tutto sembrava un trucco di un qualche illusionista, di un mago Houdini redivivo e, quei piccoli cubetti, dopo aver brillato per meno di un secondo, diventavano un gioco per i bimbi.

C'è stato davvero un tempo in cui per vedere quelle immagini, il fotografo officiava uno strano rito: si chiudeva in una camera buia e misteriosa, immergeva la pellicola in chissà quale liquido misterico e né riappariva con quella sorta di tesoro alchemico che erano le sue fotografie. Com'era tutto magico in quegli anni!!!!

Mi ricordo da bambino di un fotografo già anziano, che con la sua vecchia macchina fotografica, fermava sulla pellicola scorci del paese e generazioni di suoi abitanti; un fotografo che faceva del suo mestiere un'arte, tale era la cura e la perizia con cui si muoveva tra i suoi attrezzi. Ricordo anche il suo studio dove polvere, foto ingiallite e strumenti della sua professione, si affastellavano in un disordine vagamente romantico e bohemien.

Passavo davanti alla sua bottega e tutto aveva del prodigio, anche il suo profilo, di cui conservo solo una sbiadita immagine.

Quel fotografo si chiamava Antonio Pirisi, noto D'Antonio, e per la passione che metteva nel suo lavoro, unitamente alla sua maestria, va innalzato alle pagine della storia nobile del mio paese. La storia di quest'uomo andrebbe recuperata e adeguatamente valorizzata.

Seppure tardivamente, attraverso queste poche righe, vorrei potergli rivolgere un sentito, quanto dovuto, ringraziamento.

Mi piace rammentare la sua mano forte e delicata sulla macchina fotografica, a cui egli faceva dono di un'anima e di una sensibilità, tutt'affatto straordinarie. Mi piace ricordarlo nella sua bottega scura, che sembrava l'antro di un apprendista stregone, uscito dalla penna di Charles Dickens e dalla fumosa Londra ottocentesca. Un apprendista stregone buono e solo, fantasioso e taciturno. D'altronde gli artisti, spesso, sono condannati alla solitudine, e talvolta, amaramente, all'oblio.

Ogni scatto della sua macchina fotografica era, forse, una pausa dalla sua solitudine esistenziale ed ogni fotografia, un fantasma che trovava finalmente pace. Un giorno, non ricordo quando, quest'uomo decise di andarsene, e si dissolse come la luce di un flash.

Ogni vero fotografo è un soldato della memoria……che la terra gli sia leggera!!!!

*** Chi avesse notizie storiche sulla vita del fotografo D'Antonio, potrebbe comunicarle attraverso questo sito ***

William Collu

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