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Il campanile

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Tempus edax rerum.

(Ovidio, Metamorfosi)

 

Il trascorrere del tempo regala un senso di vertigine. Cosa c'è di più vertiginoso del tempo, scandito dall'orologio della vecchia torre campanaria? Al mistero del tempo, si aggiunge una certa solennità religiosa e lo svettare austero del campanile. Passeggiando per Arbus, ci si imbatte, da diversi rioni, nella visione del campanile della parrocchia di San Sebastiano: un pezzo di storia del nostro paese; una storia antica e affascinante.

La torre campanaria ha un doppio elemento di fascino: le campane e l'orologio; una sorta di memento, un monito sempiterno. L'orologio, che misura il tempo terreno, e le campane che lo scandiscono con i loro rintocchi.

Sarà banale, ma la cosa che mi affascina di più del campanile, è proprio questa sua visibilità da angoli diversi del paese, soprattutto nelle ore notturne, quando l'orologio della chiesa, illuminato, diventa quasi immanente, un punto di riferimento, come un faro per le imbarcazioni in mare. Sembra indicarci silenzioso la strada, sembra che ci voglia dire: "viandante, non ti sei perso, ecco il sentiero, percorrilo".

Quel senso di immanenza che promana dal campanile e dal suo orologio, è cosi poetico, che scriverne, è come sciogliere versi alla luna, alla quale durante la notte assomiglia un po'. La luna prigioniera in un pozzo, la luna che si specchia in uno stagno, la luna che dorme nella torre campanaria e si fa misura del nostro tempo.

Sembrano, l'orologio e le campane, gli elementi di una stessa fiaba, come amore e psiche di Apuleio.

Le campane e l'orologio, messi insieme nello stesso astuccio (la torre campanaria), come la matita e il temperino nell'astuccio di un bambino; un bambino che si chiama tempo; un bambino dispettoso, o forse, peggio, indifferente.

La luce bianca dell'orologio della chiesa esercita un fascino ipnotico, quelle lancette incutono rispetto, senti che non indicano solo l'orario di una giornata qualunque, è come la somma di molti tempi diversi, un paradosso matematico fatto di epoche remote e minuti appena trascorsi.

Sembra di sentire le chiacchiere fatte all'ombra del vecchio campanile, quando non eri neanche un bambino; quanti racconti e quanti volti ci siamo persi; eppure quelle campane li uniscono tutti, come un filo teso verso l'infinito.

Ancora oggi, nell'era di internet, quando si vuole indicare con precisione il tempo, si guarda lassù, e si dice l'orologio della chiesa segna le....!!!!!!, un tempo infinitamente più preciso, perchè corteggia l'eternità.

Ho un po' trascurato le vecchie e care campane, eppure sono la comunicazione scabra e immediata del tempo, con quei rintocchi precisi che arrivano a tutti gli abitanti e quella melodia cosi familiare; un abitudine alla quale non si fa nemmeno più caso e che ogni tanto, però, non smette di sorprendere. Il suono festoso delle campane quando arriva Natale o annunciano la Pasqua, quando festeggiano un matrimonio o un battesimo, e quello lugubre e straziante, quando strappano un attore alla commedia umana della nostra comunità. Danno gioia o mettono paura, chiamano a raccolta o invitano ad un viaggio solitario, le campane!!

Mi è capitato di sbirciare, attraverso una porticina, le scale che conducono fin sopra il campanile; scale che salgono in uno spazio angusto e ricordano come le vette siano faticose; quanti passi per arrivare a Dio, quanti giri di quelle lancette lassù, per tornare tra le braccia del padre.

Penso al vecchio campanaro e ai suoi tanti passi pesanti lungo quelle scale strette, alle tante volte, che aggrappato a quelle corde ha fatto suonare le campane e ha provato la vertigine di dare voce a Dio e al Tempo, come in un romanzo di Victor Marie Hugo.

Quanti mestieri sono scomparsi; volevamo la vita più comoda e, forse, l'abbiamo resa solo più vuota e meno poetica.

La mente, poi, va agli anziani che parlano ancora sotto quel campanile, gli unici che capiscono il senso del tempo e rimpiangono le vecchie osterie della loro gioventù, lì intorno a quella piazza.

Lascio ad altri il compito di scrivere la storia della nostra parrocchia o lo stile architettonico in cui fu edificata, io vi ho regalato solo qualche pensiero disordinato sulle sensazioni che mi regala. Continuerò a passeggiare per il mio paese e per le sue vie, cercherò di capirlo meglio e non mi stancherò di intuirne la storia, sotto gli intonaci moderni, nelle stanche parole degli anziani o dietro a vecchi portoni scrostati dal tempo.

William Collu

Grazie Willy per questo racconto, davvero bello. Una volta sono salito sino alle campane e l'emozione è difficile da descrivere: il nostro paese racchiuso in quattro quadri bellissimi ai quattro punti cardinali da dove vedi le strutture svettare ma anche le persone che passano chiacchierando, abbracciati, litigando... un quadro sulla vita di Arbus, uno spaccato di quello che siamo che pochi privilegiati han potuto godere e di cui son felice di aver fatto esperienza.

By admin

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