Villaggio minerario di Ingurtosu - Ex Ospedale

a cura della dott.ssa Carla Lampis

  • Località: Villaggio minerario di Ingurtosu
  • Coordinate IGM: F°546, Sez. I
  • Oggetto: ex Ospedale miniera Ingurtosu
  • Superficie coperta: m² 550
  • Superficie di pertinenza: m² 550
  • Accesso:  l’accesso al sito avviene attraverso un sentiero che si ricollega alla SS 126 e alla piazza centrale
  • Data di primo impianto del sito o dell’oggetto:  1901
  • Progettista: Ufficio tecnico della miniera di Ingurtosu
  • Committente: Lord T. A. Brassey

Da una ricerca all’archivio del catalogo della Soprintendenza ai B.A.P.P.S.A.D. delle Provincie di Cagliari ed Oristano, si può evincere che l’inizio della costruzione del fabbricato dell’ospedale della miniera di Ingurtosu risale al 1901 e venne ultimato nel 1902. L’ospedale di Ingurtosu venne edificato sul luogo dove già si trovava il vecchio “gabinetto medico” della miniera. Nel 1907 l’edificio venne ingrandito e completato con gli alloggi per il medico, del farmacista e dell’ostetrica. Venne trasformato in un efficiente e moderno ospedale, dotato di apparecchiature avanzate e specializzato nella cura delle malattie proprie del lavoro minerario. Durante il periodo di attività della miniera ha costituito un importante presidio sanitario, non solo per i dipendenti, ma anche per la popolazione dei centri vicini.

Nei pressi del nuovo ospedale era ubicato un piccolo edificio adibito a sala mortuaria, successivamente destinato ad autorimessa e poi demolito.

In base a quanto riportato nel “Sommarione” del 1913 relativo al Catasto dei Fabbricati del Comune di Arbus (c/o Archivio di Stato di Cagliari), la consistenza immobiliare del fabbricato era di 12 vani al piano terra e di altrettanti al 1° piano.

Gli ambienti situati al 1° piano del lato sud sono stati aggiunti in epoca successiva, occupando parte della terrazza di copertura dell’avancorpo. 

Quest’opera risultò indispensabile per i frequenti incidenti in miniera e per le  frequenti malattie professionali che colpivano i lavoratori, oltre che per sopperire all’assenza di strutture pubbliche di tutela della salute. 

Dal 1903 al 1933 circa, fu medico aziendale il Dott. Maurizio Orrù; dal 1933 esso venne sostituito dal Dott. Emilio Pisanu, arburese. Dal 1923 al 1928, l’amministrazione dell’ospedale fu affidata alle suore Crocifissine, in seguito, a quelle Vincenziane dal 1929.

L’ospedale ospitava la sala di degenza, un ambulatorio di medicina ed uno di chirurgia.  Successivamente vi furono impiantati un ambulatorio di analisi per esame di routine, una sezione di microscopia ed un reparto di radiologia.
La vita dell’ospedale era retta da un regolamento chiamato “Miniere Gennamari-Ingurtosu Regolamento sul servizio sanitario”. Esso prevedeva la cura gratuita di tutto il personale della Miniera
Nel giugno del 1975, con la chiusura definitiva dei cantieri ed il trasferimento a Montevecchio dei lavoratori ancora in forza, si chiudeva il servizio sanitario delle miniere di Ingurtosu.
Nel 2000 l’edificio è stato oggetto di un progetto di recupero ambientale per il restauro e l’ammodernamento dell’ex ospedale di Ingurtosu, portato avanti dall’E.M.S.A. 

L’edificio è caratterizzato da una volumetria semplice e compatta. La planimetria ha forma rettangolare con un corpo aggettante sul fronte sud. L’edificio è situato in un piazzale dal quale si domina l’insediamento di Ingurtosu. L’ex ospedale della miniera di Ingurtosu si discosta dalle architetture del contesto insediativo per via della volumetria semplice ma imponente e per la posizione isolata. Si sviluppa su due livelli di notevole altezza, scanditi all’esterno dalle cornici marcapiano in risalto sul paramento murario a vista in pietrame di scisto e blocchi di granito.

La composizione simmetrica dei prospetti, realizzata tramite la disposizione regolare delle aperture, nonché la presenza di elementi architettonici e decorativi, richiamano il linguaggio formale del neoclassicismo. In particolare, nel fronte principale, l’assialità è rimarcata dal monumentale portale ad arco a tutto sesto contornato da una cornice in granito.

Lateralmente, sulla sinistra, vi è un doppio ordine di aperture con arcate in mattoni a vista, con motivo decorativo in rilievo.

La disposizione planimetrica dell’interno comprende un notevole numero di ambienti disposti in successione, comunicanti tra loro e mediante disimpegni. Due scale interne a pianta rettangolare (entrambe in posizione centrale ed ortogonale ai fronti, una sul lato est in asse con l’ingresso laterale, l’altra su quello sud) conducono al piano superiore, dove si trovano ambienti più vasti originariamente destinati alla degenza. La scala, posta nel corpo aggettante (sud), arriva al piano del sottotetto e trova sbocco in un piccolo terrazzino lasciato scoperto dalla falda del tetto a  padiglione. Quest’ultimo è retto da capriate lignee sulle quali poggia una doppia orditura di travi, l’incannicciato ed infine il manto in coppi di laterizio. 

Gli interni sono contraddistinti da una accesa policromia decorativa, che si manifesta nella tinteggiatura delle pareti, nella pavimentazione in mattonelle ad impasto cementizio e nei caminetti.