Testimonianze storiche nell'arburese

Con i suoi 26.716 ettari, il territorio di Arbus è il 3° in Sardegna per estensione dopo Sassari ed Olbia e fra i primi in Italia (65°). In un territorio tanto vasto le testimonianze delle culture e civiltà che si son succedute sono varie e con differenti stati di conservazione.

Nel territorio Arburese sono numerose le testimonianze nuragiche e prenuragiche coi nuraghe di Cugui, Scivu, Frucca, Is Cabis, Donigala e S'Egua de is Femmias a cui si uniscono le tombe dei giganti di Bruncu Espis (con un caseificio tradizionale proprio di fronte) nella zona di Funtanazza ed altre situate prevalentemente nella zona di Capo Pecora dove sorge anche un pozzo nuragico. Celebre è la Tomba dei Giganti di San Cosimo, in territorio di Gonnosfanadiga ma a 10 minuti dal centro abitato di Arbus.

Del periodo Fenicio-Punico si trovano tracce soprattutto lungo i 47km della costa arburese dove, in alcune grotte, pare ci siano ancora delle tombe.

Villaggi Romani sorgevano a Bruncu Espis, Gedili e Sant'Antine. Resti di una splendida villa si trovano ancora oggi in località S’Angiarxi vicino a Sant'Antonio di Santadi.

Al periodo Spagnolo risalgono i villaggi di Torre dei Corsari, con la nota Torre di Flumentorgiu, e le tonnare di Perdas Albas, ormai scomparsa, e Porto Palma che un tempo forniva un terzo della produzione isolana.

Grande importanza storica per il paese di Arbus hanno rivestito le miniere che hanno portato l'allora borgo di circa 3.000 abitanti a superare i 10.000 dopo la seconda guerra mondiale. In territorio Arburese sorgevano le miniere di Ingurtosu e parte di quelle di Montevecchio, principale industria mineraria del neonato Regno d'Italia.

Con la crisi delle miniere anche Arbus ha attraversato ed attraversa tuttora un periodo difficile dove disoccupazione e conseguente disagio portano ad un lento spopolamento del paese e ad una costante ricerca di nuove strade per creare occupazione e valorizzare un territorio incantevole.