Su Ladiri - Case in Ladiri ad Arbus

Nel centro storico di Arbus, in numerose vie secondarie del centro urbano, nel villaggio di Ingurtosu e fra i ruderi dei vecchi villaggi minerari, è possibile imbattersi in strutture in Ladiri che, secondo la diffusa tipologia campidanese, erano caratterizzate da una tecnica costruttiva che secondo gli studiosi risale all’età neolitica.

La materia prima di costruzione, su ladiri, consiste in parallelepipedi di fango mischiato nella giusta misura con argilla e paglia, elementi fondamentali per dare al mattone la giusta consistenza e resistenza alle intemperie. Ladiri deriva dal latino Later, ovvero argilla.

Sfruttando Su Ladiri e la tecnica di costruzione di queste case, per molte persone era semplice costruirsi da sole la propria abitazione, preparando i mattoni in ladiri prelevando la terra argillosa reperibile nel territorio ed il fango occasionalmente prelevato nello stesso terreno di costruzione della casa.

Con l’aiuto di arnesi come "sa pabia" (la pala) e "su marroni ladu", il fango veniva impastato con l’acqua e la paglia e, dopo essere stato lasciato una notte a rapprendere, veniva compattato con i piedi e poi versato nello stampo in legno chiamato "su sestu".

La modalità costruttiva con l’uso de "su ladiri" ha radici antichissime ed il suo utilizzo non era circoscritto alla sola terra sarda ma ancora se ne trovano tracce in Egitto, lungo le coste del Nilo, e nell’America centro-meridionale. Utilizzato da Egizi e Caldei nel 4000 A.C. si ritiene che Su Ladiri sia stato importato in Sardegna dai Punici.

Non tutti però avevano la possibilità di costruirsi da soli questi mattoni e questi, e le persone appartenenti a ceti sociali elevati, potevano rivolgersi ad operai specializzati chiamati "ladrineris". Generalmente in numero di due, i "ladrineris", avevano nomi e compiti ben precisi: su "pottatori" portava l’impasto di fango in una cassetta di legno chiamata "su sciu" vicino all’altro operaio mentre "su pesatori", che aveva il compito di riempire lo stampo, pressare il fango e lisciarlo con l’aiuto delle mani che venivano continuamente bagnate grazie ad una frequente immersione in una bacinella, detta "scivedda", piena d’acqua.

Così preparati i "ladiris" venivano esposti ad essiccare al sole 5 giorni per ognuna delle loro 6 facce per un totale di non meno di 30 giorni. Una volta essiccati venivano lisciati da scabrosità con l’aiuto de "sa pudazza". All’avvicinarsi della stagione delle piogge i "ladrineris" non accettavano più nessun incarico poiché sarebbe stato impossibile far essiccare i mattoni.

La pezzatura di questi mattoni era varia: anticamente venivano preparati i "ladiris" de cinquanta, cioè lunghi 50 cm, successivamente furono sostituiti dai "ladiris" de coranta, lunghi 40 cm, utilizzati soprattutto per i muri esterni, mentre per i tramezzi interni venivano costruiti mattoni più piccoli di lunghezza e di spessore.

Il numero di "ladiris" utilizzati per la costruzione di una casa poteva superare i diecimila pezzi. Ad Arbus, vista la natura granitica del terreno, è possibile imbattersi in numerose abitazioni con la base in pietra e la parte superiore realizzata con i mattoni in ladiri.