Montevecchio - Storia della miniera e del villaggio minerario

a cura della dott.ssa Carla Lampis

A 6 Km da Arbus, lungo la SP 65, si può facilmente raggiungere il complesso minerario di Montevecchio (frazione dei Comuni di Arbus e Guspini) che, insieme al vicino villaggio di Ingurtosu, rappresenta per la Sardegna, ma anche a livello internazionale, una delle più significative testimonianze di storia e cultura dell'industria mineraria.

Il compendio minerario di Montevecchio, immerso in un contesto ambientale di notevole bellezza, si pone come uno dei punti di forza del Parco Geominerario Storico ed Ambientale della Sardegna vincendo il Premio Eden 2011 assegnato alle Destinazioni europee di eccellenza che si sono segnalate per progetti di "Turismo e rigenerazione di luoghi fisici".

Il giacimento minerario di Montevecchio era frequentato in epoca nuragica e sfruttato in epoca romana (come attestano le tracce e i reperti archeologici ritrovati nella zona di Piccalinna). Sin dal 1842 un sacerdote di Guspini di origini tempiesi, Giovanni Antonio Pischedda, volse il proprio interesse ai filoni di Montevecchio, ottenendo dall'ingegnere del Corpo Reale delle Miniere, un permesso di ricerca valido sei mesi per portare avanti delle esplorazioni preliminari. Quello stesso anno il Pischedda si recò a Marsiglia, alla ricerca di soldi e capitali e costituì una prima società con capitale di 8.000 franchi. L'impresa fallì per riprendere nel 1844, quando conobbe Giovanni Antonio Sanna, giovane ed abile avvocato sassarese il quale gli mostrò il suo interesse per l'impresa. Nel 1847 il Sanna, in Società con la ditta Migone & C. di Genova, firmò l'atto notarile della fondazione della "Società per la coltivazione della Miniera di Piombo Argentifero detta Montevecchio".

Il 28 aprile del 1848 il Re Carlo Alberto firmò a Peschiera il Regio Decreto di concessione della Miniera di Montevecchio. Attraverso questo atto Giovanni Antonio Sanna ottenne a titolo perpetuo la concessione dei 1.200 ettari circoscriventi il fascio filoniano di Montevecchio. Le tre concessioni, dette Montevecchio I,II e III, si estendevano su tre chilometri di lato ciascuna.

Nel 1849 giunse a Montevecchio l'ingegnere ungherese Giorgio Keller che diede inizio ai lavori minerari riattivando gli scavi degli "antichi" e intestando le prime gallerie ("Scala" e "Baracche" nella zona di S. Antonio, "Casargiu" all'estremità della III concessione, cui seguirono le gallerie "Colombi" e "Madama" a levante). Nel 1870 l'Asproni progettò la laveria "Eleonora d'Arborea" poi nominata "Sanna". Gli anni '70 del XIX secolo rappresentano la fase pionieristica dell'iniziativa industriale: furono collegate Guspini e Montevecchio con una strada carreggiabile lunga 8 km e venne realizzata la ferrovia privata da Sciria a San Gavino. Nel 1875 Giovanni Antonio Sanna morì.

Il complesso minerario di Montevecchio si è andato strutturando lungo la strada che seguiva l'andamento del fascio filoniano, la cui conformazione ha dato vita ai cinque centri produttivi principali: a levante rispetto al villaggio di Gennas: Piccalinna e Sant'Antonio; a ponente: Sanna, Telle e Casargiu.

Posto sulla sommità del colle di Gennas Serapis, il villaggio di Montevecchio, nel 1857 era costituito da soli quattro edifici. Curato da Giovanni Antonio Sanna, il miglioramento dei collegamenti e l'approvvigionamento di acqua potabile rendeva il villaggio di Montevecchio pronto a diventare il centro direzionale della miniera omonima. Nel 1869, per sopperire all'inadeguatezza di un piccolo ospedale preesistente, venne edificato un nuovo ospedale capace di ospitare oltre cinquanta ammalati e le prime abitazioni destinate ad accogliere gli impiegati e la dirigenza. Negli ultimi decenni del XIX secolo riprese la costruzione della palazzina della direzione e l'annessa cappella di Santa Barbara, vennero costruite la cantina, il magazzino e le scuderie. L'abitato del complesso minerario di Montevecchio era organizzato su un lungo viale alberato delimitato ai lati da due file di palazzine, destinate ai dirigenti da una parte ed agli impiegati dall'altra, chiuso a nord dall'edificio dell'Ospedale ed aperto verso uno spiazzo in prossimità dell'antica foresteria, nota come "Il Botteghino", che verrà riadattata come albergo ristorante "Il Cinghiale".

Il 5 luglio 1933 per non far precipitare la società nel fallimento, la miniera di Montevecchio venne acquistata da una nuova società, la "Montevecchio Società Anonima Mineraria", costituitasi tra la Monteponi e la Montecatini. Presidente della nuova società fu nominato il senatore Eugenio Rebaudengo e vicepresidente Guido Donegani mentre la riorganizzazione dei cantieri fu affidata all'ing. Mezzena. Vennero ammodernati gli impianti di levante e la laveria Principe Tomaso che venne dotata di sezione gravimetrica ed impianto di flottazione.

Le condizioni di buona salute della Montevecchio Società Anonima Mineraria permisero l'attuazione di un programma sociale di ampio respiro, attraverso una campagna di investimenti rivolta ai servizi assistenziali ed alle strutture abitative. Vennero costruiti gli spacci aziendali, le mense impiegati, alloggi collettivi operai in costruzioni distribuite da Levante a Ponente per circa 1400 persone, cinquanta appartamenti impiegati e trecentocinquanta per gli operai, asilo nido e scuole elementari, un circolo ricreativo aziendale con bar, biblioteca e cinema-teatro con 500 posti, campi sportivi, un ospedale con laboratori attrezzati, la chiesa con sacerdote permanente.

La seconda guerra mondiale arrestò il processo di espansione della miniera di Montevecchio ma questa sopravvisse alla fine del conflitto e, verso gli anni '50, il lavoro riprese e con esso l'ammodernamento della stessa. Il periodo tra il 1950 e il 1961 venne ricordato come il periodo più soddisfacente della storia della miniera di Montevecchio. Nel 1961 la Montevecchio fu incorporata alla Monteponi e dalla fusione nacque la "Monteponi e Monteveccchio Spa", di cui la Montecatini deteneva il 54% del pacchetto azionario. Nel 1965 la Monteponi Montevecchio ingloba il complesso minerario di Gennamari-Ingurtosu precedentemente di proprietà della Società Pertusola.

Nel 1966 la Montecatini si fuse con la Edison costituendo la Montedison, da questo momento in poi si assiste al lento e inesorabile declino dell'estrazione mineraria: 700 operai vengono licenziati, si ebbero proteste, scioperi, occupazione dei cantieri e diversi passaggi di proprietà fino alla chiusura definitiva avvenuta nel 1991 al termine dell'occupazione di Pozzo Amsicora.

Oggi a Montevecchio è possibile ammirare il palazzo della direzione, il museo dei diorami, la collezione dei gioielli della famiglia Sanna Castoldi, la collezione di minerali dell'ex ufficio geologico e le gallerie minerarie di Piccalinna.