Il sistema di difesa costiero in Sardegna

a cura della dott.ssa Carla Lampis

In Sardegna, l’opera di fortificazione costiera, ebbe inizio dopo le disposizioni impartite da Carlo V nel 1535, durante la sua sosta al viaggio che lo vedeva diretto in Africa.

Il primo progetto particolareggiato delle fortificazioni costiere della Sardegna è elaborato da Marco Antonio Camos e dai suoi collaboratori, tra il gennaio e l’aprile 1572. Alla fine degli anni settanta il viceré Miguel de Moncada valuta le diverse ipotesi ed i vari progetti di difesa marittima e costiera del Regno, in particolar modo tre relazioni: la prima preparata dal Camos, che proponeva di realizzare 30 nuove torri costiere; la seconda proposta dal Fara nella “Chorographia” di costruire 31 torri; la terza era la carta geografica tracciata nel 1577 dal Cappellino che indica 33 torri.

Dopo l’ennesimo attacco dei corsari barbareschi che nel 1582 saccheggiarono la vila di Quartu, a poche miglia da Cagliari, approfittando di coste totalmente sprovviste di protezioni e di vedette ci si rese conto che ormai non era più possibile rinviare ulteriormente l’attuazione di un piano di difesa costiera della Sardegna. Nel 1583 i tre rami del parlamento sardo presentarono il progetto di un’istituzione apposita, detta “Amministrazione delle Torri” o “Administration del dret del Real”, approvata nel 1587 che si sarebbe occupata della difesa costiera incrementando la costruzione di nuove torri.

Le torri d’avvistamento furono costruite in posizioni emergenti e panoramiche distanti a vista, in modo da poter comunicare fra loro di giorno e di notte mediante segnali, ed essere di difesa ai porti, alle tonnare, alle miniere, alle saline ed ai villaggi. 

La rete difensiva costiera è realizzata nell’arco di un ventennio, dal 1591 al 1610.

Nella costa dell’arburese, nell’arco di questo ventennio vennero realizzate la Torre di Flumentorgiu, la Torre della Frasca e la guardia morta (vedetta mobile) di Capo Pecora.

Il segnale di pericolo era dato attraverso l’accensione di fuochi durante la notte o la produzione di grandi fumate durante il giorno. Alla sommità delle torri erano posti grandi padelloni di ferro battuto per i fuochi, e griselle (cestelli di ferro nei quali si bruciava erica bagnata e bitume) per le fumate. Quest’accorto sistema di difesa costiera, con la massa di alcadi, soldati, artiglieri, barcaioli che impiegò, col complesso meccanismo di segnalazioni ottiche, di staffette, di collegamenti, riuscì in qualche modo a diminuire la pericolosità delle razzie e delle incursioni corsare.

Il sito ottimale per la localizzazione di una torre dipendeva dalle funzioni che questa avrebbe svolto.

Le torri della costa arburese, come tutte le torri del sistema difensivo aragonese, svolgevano le seguenti funzioni:

  • controllare ogni spiaggia situata nei pressi di centri abitati in modo da eliminare i rischi di razzie aventi lo scopo di far schiave le genti sarde. Le Torri di Flumentorgiu e della Frasca avevano lo scopo di sorvegliare i vicini villaggi di Arbus, Guspini, Gonnosfanadiga, Pabillonis e Uras;
  • sorvegliare promontori, penisole, fiordi, grotte marine e ogni ostacolo alla libera visuale della costa, per eliminare i rischi degli agguati contro le navi mercantili. Il pericolo maggiore era costituito dagli attacchi a sorpresa delle navi corsare, specialmente alle prime luci dell’alba perché in questi momenti, una nave mercantile poteva essere attaccata e catturata nel giro di pochi minuti;
  • assicurare la costante informazione sugli avvistamenti, sia alle altre torri, sia ai retrostanti centri abitati. La singola torre partecipava all’avvistamento direttamente, se i torrieri avvistavano le navi corsare e ne davano l’allarme, sia indirettamente se riceveva l’allarme da un’altra torre;
  • sorvegliare ogni punto dove fosse possibile sostare per fare rifornimento di acqua dolce, quali foci dei fiumi, sorgenti, fontane, per evitare il rifornimento della nave nemica, in modo da limitarne l’autonomia di viaggio.